
Non è mia intenzione tediarvi di nuovo con ICARO, che avete già letto su Soffio, ma è soltanto per "uso archivio" - e qui confesso prende il sopravvento il mio passato da impiegata ordinata trascorso dietro ad una scrivania -
“Sensazioni
ed Emozioni”
Ovvero
Volando, come novello Icaro, sul volo
AP2981 da
Lamezia T. - Bologna
Sabato
18 del mese di …. Ore 12,45. Fatto il controllo, o chek in, come si dice
adesso, consegnate le valige, passata sotto la gogna elettronica che ti legge e
svela i più reconditi segreti custoditi nel bagaglio a mano, mi sistemo con il
giornale che faccio finta di leggere, in una poltrona della sala d’attesa davanti
all’uscita…..l’unica che c’è essendo Lamezia un piccolo aeroporto, cerco di
darmi un contegno di viaggiatrice vissuta, consapevole che ormai giunta lì non
posso più tornare indietro, il tasso di adrenalina ha cominciato a salire lento e inesorabile. Attendo paziente, il giornale
davanti a me,pensando alla nuova avventura che mi aspetta, una voce, quella di
mio marito che mi consiglia di girare il giornale, l’avevo a rovescio!
Una
nuova avventura dunque di circa un’ora e mezza su di un “aeromobile” come vengono chiamati adesso gli aeroplani di
vecchia conoscenza, o meglio “in zema ad un aeroplan” come avrebbe detto mia
nonna Sofia, che degli aerei aveva solo nefasti ricordi bellici.
Sistemato
dunque il quotidiano per il suo giusto verso,
sfoglio lentamente le pagine, i soliti articoli politica,
tempo, economia… che noia, ancora avanti, ed io curiosa delle notizie
citate nei trafiletti, ne scorro alcune, “Cane che azzanna il padrone”
“Rapina all’ufficio postale di Roccacannuccia” “Cento paia di scarpe
sequestrate” e quella notizia che mai
avrei voluto leggere.”Aereo di linea precipita in Campania con 80 passeggeri a bordo, tutti salvi”…. Meno male che qualche volta c’è anche il lieto
fine. Si apre il cancello d’imbarco e
una hostess sorridente ci invita a
salire sull’aereomobile appena arrivato
da Bologna, sarà lo stesso che ripartirà fra un’ora circa, confido allora nei
tecnici che facciano seri controlli, nei benzinai che facciano il pieno (lassù
non esistono distributori di benzina), nel comandante che sia ben sveglio.
Mi
sistemo, mi allaccio la cintura e aspetto paziente, in sottofondo il rumore dei
motori già accesi, ben sistemata nel mio piccolo sedile, cerco di darmi l’input
per una meditazione, schiena ben appoggiata, gambe senza tensioni, “si pregano
i signori passeggeri….”le mani aperte ben appoggiate sulle coscie, il mento
indietro, la nuca ben stirata, un tonfo
mi fa capire che è stato chiuso il portellone,
il respiro lento deve scorrere nel canale principale dall’alto verso il
basso e dal basso verso l’alto, sento però che trova degli ostacoli, insisto eccolo entra dal naso ed esce dalla
bocca. “I signori passeggeri sono pregati di spegnere i cellulari” e chi pensa
a telefonare in questo momento?
Attraverso
gli occhi socchiusi scruto una hostess fare la dimostrazione delle misure di
sicurezza da adottare in caso di emergenza,
ma chi riesce a memorizzare?
Riprendo
il mio respiro, l’aereo rulla in fondo alla pista, dall’oblò vedo scorrere l’asfalto grigio su
cui sono dipinti strani segni colorati, ecco il momento è arrivato, i motori
sono al massimo, nella mia testa rimbomba un rumore assordante che annulla
qualsiasi capacità di pensiero, mi ci
trovo immersa, il cuore batte un po’ più forte, ecco che l’aereo con un balzo repentino spicca il volo e la
terra sotto di noi diventa piccola piccola, il grande bestione alato si libra
nell’aria, su su, sempre più in alto.
L’atmosfera
soporifera che si respira mi tiene in un sonno benefico e consolatorio, è
inutile che continui a meditare sul senso della vita, mi abbandono e dormo
cullata dal rumore dei motori che a fatica vengono sovrastati da suoni
gracchianti che ora provengono dall’altoparlante, “signore e signori è il
comandante che vi parla” TUFF (il mio cuore si fa sentire) “per darvi il
benvenuto a bordo” Ah meno male! “vi informiamo che stiamo volando a novemila metri di quota” TUFF….TUFF… “a una
velocità di crociera di novecento chilometri orari” tuff. tuff… tuff…
“l’atterraggio è previsto a Bologna alle
ore quindici”
Mi
riprende una grande voglia di dormire, ma
dopo poco “stiamo cominciando la discesa” dico a mio marito, che
incredulo ribatte “già che lo sai, potresti chiedere di fare da secondo pilota”
In
quel momento la solita voce gracchiante, questa volta dell’hostess che prega i
signori passeggeri di “allacciare le cinture è iniziata la discesa”! La mia
adrenalina un po’ assopita durante il volo ha avuto una nuova impennata così
come il mio spirito. “il comandante prevede l’arrivo all’aereoporto Marconi fra
circa dieci minuti”. Ecco ci siamo mi sistemo nuovamente sul sedile “seduta
bene” come dice la mia insegnante di yoga, schiena ben appoggiata allo
schienale, cervicali ben distese, respiro profondo, mani rilassate, possibilmente non contratte a stringere un
rosario. Socchiudo l’occhio sinistro che è dalla parte dell’oblò e toh! chi vedo, un angelo seduto su di una
spumeggiante nuvoletta a forma di cigno che mi osserva e mi sorride, faccio uno
scatto in avanti spalancando anche
l’altro occhio, due vedono meglio di uno, ma loro sono già scomparsi e un forte
attacco di nausea mi fa ritornare nella posizione yoga, cinture allacciate e
lascio il mio destino nelle mani del
comandante.
Il
rombo dei motori è sempre più assordante, mi sento schiacciata contro il
seggiolino come se fossi una sogliola (la prima volta, nella mia vita, così
magra) o meglio come una soppressata ferrarese. Sbircio, con gli occhi a
fessura, fuori dall’oblò e chi si vede? Un contadino sul suo trattore che sta
lavorando nei campi, ma non capisco bene: come mai i campi sono obliqui sopra
la mia testa e non piani come tutta la campagna normale? Ah è vero sono su di
un aeromobile e forse da queste macchine infernali il mondo si vede obliquo. Vorrei chiedere a mio marito se
anche lui vede come vedo io, ma ecco la casa del contadino, la moglie sulla soglia che fa cenni di saluto verso il
cielo saluta me o scaccia le mosche? Mah
non lo saprò mai, improvvisamente il panorama ridiventa orizzontale compare un nastro di asfalto… oddio, siamo entrati in
autostrada? Un forte sobbalzo mi fa perdere la concentrazione yoga, colpa delle ruote che hanno toccato la pista
non l’autostrada, siamo atterrati, una grossa frenata e l’aereomobile si
ferma seguito da un forte applauso liberatorio dei passeggeri, a
dimostrazione che non sono la sola ad avere paura. Respiro profondamente,
decontraggo le mani dai braccioli e mi preparo a scendere. Raggiunta la
scaletta rivolgo un caloroso saluto al comandante, impeccabile nella sua
divisa, e potrei quasi saltargli al collo per baciarlo, ma non vorrei essere
fraintesa, forse non mi crederebbe se
gli dicessi che non è un’avance ma solo un ringraziamento per lo scampato
pericolo.
Ritrovo
l’uso delle gambe e scendo la scaletta, arrivata all’ultimo gradino, lascio
cadere il mio bagaglio a mano rischiando l’incolumità delle ceramiche in esso contenute e mi inginocchio a terra
baciando quell’asfalto che di terra ha ben poco, ma è il gesto che conta e
mentre fra me e me rispolvero una vecchia preghiera di ringraziamento mi giunge
una voce da dietro: “sorbole ma chi la crad d’eser, al Pepa?” Ecco a chi ho
rubato il gesto, al Papa anche se lui la terra la baciava con intenzioni di
fratellanza e amicizia con i popoli, io l’ho baciata perché paura fa 90!
Salita
sul bus, non capisco perché mio marito si sia allontanato da me, forse si
vergogna di avere una moglie che imita
il Papa? E come mai, mi domando, tutti
mi guardano di sottecchi? Perché è così ridicolo che una persona baci la terra dopo un volo in
aereo? Finchè una signora più gentile delle altre mi offre uno specchietto e un
fazzoletto affinché mi pulisca il viso da quei baffetti neri che l’asfalto mi aveva lasciato sul viso!!!!....
Attraverso
i finestrini del bus vedo il mondo circostante di nuovo nella sua rassicurante e
tradizionale posizione e in fondo alla
pista l’aereomobile (o “aeroplan” come
diceva mia nonna) che ammicca come per
invitarmi, Novello Icaro, ad un nuovo viaggio.
8 commenti:
A me piace volare, alzarmi da terra, trovarmi sopra la nuvole,quindi conosco poco queste sensazioni che ho visto attraversare nel volto di tante persone, ho visto anche chi baciava le terra. Io generamente prendo un mp3 e ascolto Ennio Morricone da lassù. Mia figlia in occasione di un temporale che faceva tremare tutto il velivolo ( non oso pensare a quanti angeli avresti visto tu) I Cherubibini e via dicendo, mi disse: e se cadiamo?
Gli ho risposto: se ci pensiamo non cambia nulla, va giù lo stesso. Mi rinfaccia questa risposta ogni volta che saliamo in aereo.
Complimenti, mi sono gustata ogni riga del tuo racconto.
Carissima... bel racconto, vibrante d'emozioni e spiritoso.
Complimenti... "novella" narratrice!
Mary
buona serata
L'avevo letto e commentato con piacere, ma mi continua a far sorridere l'idea che tu abbia baciato il suolo.
Letto già da Soffio e già apprezzato! E da lì speravo tanto che aprissi un blog anche tu, e così fu! :)
C'é proprio da crederti circa le ... emozioni di un volo! Ma le descrivi così bene che ... sembra fantasia! :))
Commentato da Soffio, ma riletto. Sono certa che la prossima volta che salirò su un aereo, mi verrai in mente tu ...
Si rilegge sempre volentieri,c'è una carica di simpatia che coinvolge.
Mi piace volare e anche se qualche volta un po di strizza capita,faccio finta di essere moooolto esperta di volo,ma credo in quei casi mi si legga in viso,quel che tendo a nascondere.
Ciao.
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